Non solo Bersani può

Lo ammetto: il titolo del mio precedente post abbinato al banner “Yes we can”, poteva far presagire una subliminale campagna politica per le imminenti elezioni (che chissà poi se davvero ci saranno) . Ben lungi da me.

Il mio “rimbocchiamoci le maniche” è un invito reale a darsi da fare. Proprio non ho pensato alle locandine o agli spot del PD in cui il leader del partito si arrotola le maniche della camicia…

Però insomma, non solo Bersani può rimboccarsi le maniche!

Tutto questo per dire che il mio precedente articolo non aveva assolutamente nulla a che fare con il leader attuale del centro sinistra, che se devo proprio essere sincero non mi sta neanche così simpatico.

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Rimbocchiamoci le maniche

Finalmente Wired di Novembre è arrivato. L’editoriale di Riccardo Luna inizia così:

“Nel posto dove vogliamo andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione. Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia, compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è Internet e quelli che non hanno ancora capito. Un’unica Rete che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.”

[Testo completo - Wired.it]

Dopo aver finito di leggere, mi sono quasi commosso. Non scherzo.

In Italia stiamo vivendo una situazione di abbandono totale da parte delle istituzioni che non si è mai vista in nessun altro paese europeo e forse in nessun altro paese occidentale del mondo; eppure sento che qualcosa si sta muovendo. Ho ricominciato a seguire un po’ più attivamente alcuni social network che avevo abbandonato (in primis Friendfeed) che avevo completamente abbandonato per mancanza di tempo e per svogliatezza; vi ho ritrovato persone che quotidianamente discutono sulle sorti della rete e con esse sul futuro del nostro bel paese. Penso che questo sia un momento cruciale in cui tutti dobbiamo dare il nostro contributo, far sentire la nostra voce e metterci in testa che Internet non dev’essere vista come un demone venuto per rubarci i rapporti sociali, bensì come strumento creato per rafforzare questi rapporti e per darci la possibilità di unire le forze e portare avanti progetti concreti insieme.
italia Rimbocchiamoci le maniche
E allora si alla banda larga per tutti, si alle connessioni wifi libere, si all’individuo “always connected” per la creazione di una sorta di “brain cloud” che riesca a inibire le volontà di chi ci vorrebbe anestetizzati, privi di coscienza e cultura per poter essere controllati più. Lo so, sono parole forti, ma ne ho davvero abbastanza di sentire startup che nascono ovunque nel mondo, tranne qui da noi perché nessuno investe; cervelli che scappano dall’Italia perché sottopagati e assoggettati a un sistema che non premia il merito e le idee innovative; gente di cultura che non sa minimamente muoversi in rete.

Siamo indietro, è un dato di fatto e per recuperare dobbiamo unire le forze e creare gli strumenti necessari ad annullare questo gap che in fin dei conti abbiamo contribuito a creare anche noi.

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Fare business con i social network

Venerdì 12 Novembre 2010 ad Ascoli Piceno, dalle ore dalle ore 17.00, si terrà il seminario gratuito “Fare business con i social media“. Al seminario – organizzato dalla società di consulenza LIAN s.a.s. – parteciperà anche il nostro Omar Cafini nelle vesti di relatore.

social media business Fare business con i social network

Ricordo a tutti che il seminario è completamente gratuito ed è rivolto in particolare a tutte quelle aziende che stanno iniziando ad affacciarsi al mondo dei social network; per maggiori informazioni ecco il sito dell’iniziativa:

http://www.emmealcubo.com/seminario-lian/

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Emilia non più così paranoica

Sfrutto le parole di uno dei pezzi più belli degli ormai persi CCCP.

Finalmente anche nelle opulente (ma per certi versi arretrate) terre emiliane qualcosa comincia a muoversi, c’è del fermento che va al di la di sagre paesane e feste dello zampone.
Qualche settimana fa, l’Eavi Camp che mi ha davvero lasciato di stucco per la folta e attenta partecipazione locale; poi due o tre incontri più o meno casuali di persone molto in gamba che mi hanno fatto capire che non è soltanto necessario spostarsi nelle metropoli del nord per essere in contatto con la community italiana, ma è d’obbligo iniziare anche a seminare le fertili terre emiliane. Lo ammetto, c’è già qualcosa nell’aria, ma è ancora tutto allo stadio embrionale.
emilia romagna Emilia non più così paranoica
Quello che più mi stupisce è che tante volte le persone sono sotto i tuoi occhi e per distrazione o mancanza di tempo quasi non te ne accorgi. Bisogna stare più attenti. Bisogna osservare con più cura, intrattenere relazioni e scambiarsi opinioni, anche quando la gente che ti circonda ti sembra insipida e completamente disinteressata a certe cose. Per questo mi sforzerò di scrivere un po’ di più anche su questo blog.

Non vi voglio anticipare altro per non creare false aspettative, ma chiunque fosse interessato a PARTECIPARE non ha che da contattarmi.

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Facebook, Twitter, Foursquare down

Circa due settimane fa Facebook ha accusato uno dei più lunghi downtime di sempre ed oggi ci risiamo, ma non solo; qualche giorno fa anche Foursquare, il social game geolocalizzato più in voga del momento, ha dovuto fare i conti con un downtime di ben 11 ore. Se poi volessimo parlare di Twitter, la situazione non sarebbe sicuramente delle più rosee vista la quantità di volte in cui il noto social network è stato irraggiungibile.

social network failure Facebook, Twitter, Foursquare down

Parliamo di servizi utilizzati ogni giorno da milioni di persone, strumenti che vengono utilizzati per fare business, startup come Foursquare che in pochi mesi vengono valutate 100 milioni di dollari.

Com’è possibile che patiscano tutti questi down? Non sto muovendo una critica, ma mi chiedo e chiedo a chi mi legge dove sta il problema. Il punto debole dell’anello risiede negli scarsi investimenti a livello di infrastrutture o nella rapidità con cui questi social networks fagocitano utenze che non sono poi in grado di gestire?

Personalmente opterei per un’ipotesi di mezzo che le racchiude entrambe. Penso sia sempre più diffusa l’abitudine di lanciare servizi basati sulla logica sociale che in pochi mesi hanno un successo inaspettato, ma senza occuparsi prima di analisi di fattibilità che dovrebbero andare di pari passo con la crescita del numero di utenze da gestire; è un po’ come dire: “ci provo, se va bene e il mio servizio avrà successo, mi occuperò in un secondo momento di tutti i problemi che salteranno fuori”.

Ora, non so se questo sia il caso dei sopra citati social, ma un qualche dubbio mi viene. Voi cosa ne pensate?

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